THE SELFISH CALES
THE SELFISH CALES

Press - Ep's / Light Worms era (2011 - 2014)

Interview, June 2014 (IT)

Quality Time, November 2013 (IT)

The Selfish Cales è il nome di una band torinese, formatasi nel 2010. L'avreste mai detto? Eppure sembrano venuti fuori da un viaggio tra Syd Barrett e i Kinks! La loro è una musica di connotazione fortemente settantiana, psichedelica come se ne sentono poche al giorno d'oggi, ma con quel tocco brit non indifferente che rende il loro sound attuale e mai eccessivo o pedante. Anzi, le dodici tracce scorrono alla grande, piacevolissime, lasciando una traccia nella mente dell'ascoltatore. La spruzzata brit è particolarmente udibile in brani come "That Sweet-Smelling Shop", ma in generale è ben amalgamata ovunque nel disco, talvolta anche insieme a musicalità misticheggianti. L'impressione che si ha ascoltando questo loro primo album (dopo due EP) è che il tipo di sonorità che si sono creati sia dirompente, ma anche cangiante pur mantenendo una propria esclusiva identità. Sono i dettagli a fare la differenza, come il basso che arringa alla tradizione funky in "Black Opal" o la melodia circolare e vivace, dagli echi 60's, di "My Clown".
Complici tutte queste influenze estere, i testi scritti e cantati in (perfetto) inglese, sicuramente la strada più fruttuosa per i The Selfish Cales sarebbe quella di varcare i confini italici, orgoglio nazionale di una musica straniera.

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The Garage, November 2013 (IT)

All calling themselves 'Cale' surnames ala Ramone, these guys have been evolving their lineup and sound since 2010 and it's obviously not stopping, they've recently become a power trio from a quartet and according to the lineup on the website, the original drummer has left, the guitarist / sitar player becomes a drummer, the old bass player becomes the guitarist, a new bass player comes in and the keyboard player leaves.
So that's more twists and turns than a twisty turny thing on acid. Goodness knows what the sound is like now and as they all come from Turin, Italy, it's not going to be immediately accessible unless they stick it up for us to hear. So while they figure all that out here's their pretty authentic sound of 1966 and "Black And White Rainbow" from their last album (out on bandcamp) false fade out an' all...

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The Active Listener, October 2013 (EN)

The Selfish Cales (not actually that selfish - this album is a free Bandcamp download) are a prolific Italian cottage industry psychedelic band who wear their influences on their sleeve. Anyone uncertain of where their heart lies is directed to "Dandelion Seeds", a covers E.P that they released last year which may not actually contain the July track that provided it's title but does feature material originally performed by The Idle Race, The Zombies, Love and Tomorrow.
And their own material (which "Light Worms & Old Dancing Ladies" is full of) acknowledges these influences openly without getting stuck in the mire of out and out revivalism.
Gabriel & Andy Cale navigate these treacherous waters skillfully with a sound that finds a safe middle ground somewhere between the more soulful end of the brit-pop spectrum and the rich neo-psychedelia of the sadly missed Rainbow Quartz label, with a good balance between the two.
"Keep On" is probably the best of the former - a storming Oasis style anthem with extensive organ leaning and climactic guitar shredding but the following track, "State of Eternity" trumps it with it's bright neon neo-psychedelic sound - all Ringo drum fills, Small Faces organ and dominant sitar lines.
And they do get around to covering July on this outing, bypassing the more obvious "Dandelion Seeds" in favour of "My Clown" which is given a big organ filled arrangement that has a hint of the Chills about it during the chorus, and fits in seamlessly with their own material.

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Son Of Marketing, October 2013 (IT)

Selfish Cales è un altro gruppo di buona prospettiva. Terzetto di Torino, dopo due ep arriva al debutto con Light Worms and Old Dancing Ladies. Dodici brani che respirano la rielaborazione delle correnti garage e psichedeliche degli anni ’60 in una prospettiva moderna che ha caratterizzato il decennio scorso (la “classicità" di “That Sweet Smelling Shop” e i richiami chiari di “My Clown“). Aspetti melodici (forti in “State of Eternity“) e ruvidi (“Useless“) si incastrano perfettamente e mettono in mostra tutto il potenziale della band nella possibilità di rafforzare il proprio carattere stilistico. Lo dimostra già l’iniziale “Palladium” che sorprende per la potenza del finale rispetto all’andamento del resto del pezzo, così come lo sviluppo ritmico di “Black Opal“.  Questa varietà interna viene fuori anche nella colorata “Pepetual Season” e nella dilatazione del brano che conclude l’album. Un debutto che suscita interesse e con prospettive promettenti. 

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Outsiders Musica, October 2013 (IT)

Sitar indiani, arazzi colorati, pantaloni a zampa e giubbe rosse. Non ci vuole certo un genio per capire quanto i Beatles abbiano influenzato i torinesi Selfish Cales in questi primi anni di attività, nei quali, va detto, non si sono certo risparmiati: ci sono voluti tre ep inzuppati di garage-beat prima di arrivare a sfornare “Light Worms and Old Dancing Ladies”, esordio lungo dodici tracce, volutamente impregnato della stessa materia che ha caratterizzato la British Invasion intorno agli anni sessanta. Psichedelia soft e pop d’annata insieme a venature e virtuosismi propriamente rock. Qualche nome? Tutti gruppi che hanno strizzato più di un occhio ai Fab Four: dagli orientalismi occidentali dei Kula Shaker, fino ad altri caschetti più o meno noti come Kinks e Zombies. Ma niente Tame Impala, che ormai spuntano come funghi in qualsiasi recensione che non parli di blackmetal. Il risultato? Un esordio incoraggiante, forse un po’ troppo legato ad un fattore prettamente modaiolo (si può fare musica anche senza la camicia giusta), che non sempre riesce a tenere costante l’attenzione. Motivo per cui spiccano alcuni brani più spigliati come la vorticosa “Black Opal”, la sincopata “Useless” e la simpatica cavalcata “Peeping John”, dedicata allo sfortunato universo maschile. Servono ancora un po’ di acidi, ma la strada intrapresa è quella giusta. (di Davide Agazzi)

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Bliss Aquamarine, July 2013 (EN)

Great homemade album from this Italian retro band with psych and mod influences. That Sweet-Smelling Shop is retro pop with ba-ba-bas and mod-ish organ. Black Opal combines summery harmony pop with intense psych-rock guitar and sci-fi vintage synth. Young Old Fashioned Girl is well-crafted melodic psych-rock, morphing into a more delicate sound near the end. State of Eternity and Imaginary Journey both feature some nice use of sitar and piano. Light Worms is a fantastic track combining wild and heavy psych-rock with dreamlike mellotron and surrealistic lyrics. Useless is an uptempo track with mod, funk and psych-rock elements and some effectively off-kilter use of synth. Peepin John has a folky touch, which works really well. Good to know there are still home recording artists out there, especially when the music is of such a high standard as this. 

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Radio Abawalla, Interview, July 2013 (IT)

I Segreti di Pulcinella, March 2013 (IT)

Si legge in una recensione fatta a questo giovane gruppo torinese che "ai Selfish Cales interessano immaginario e clima sonoro di quel periodo in cui il garage rock Sixties si colorava di bagliori acidi". Ed è proprio vero dal momento in cui il genere maggiormente presente, psichedelica e garage, ha necessità di un'atmosfera quasi onirica tipica della più fedele interpretazione scenica del periodo aureo di questi stili, destrutturando, così, ed estremizzando lati del Rithym and Blues. Le tinte del rock, la sua evoluzione, è più irruente e forte tipica di una produzione USA anni 60. È l'evoluzione di un beat rock più timbrato, cadenzato e definito. I tempi vengono scanditi nell'accordo sintonico tra la batteria, le chitarre e la tastiera: nessun elemento sovrasta i restanti, ma l'equilibrio sinfonico è visibile in una tecnica consapevole e matura. La voce è sempre pronta a planare, palpitante e vibrante, dal timbro deciso, nei giusti interstizi sonori fatti di intervalli tra note espresse da una strumentalità sincera, non autocensurata, autonoma quanto tangibile. L'armonia sinfonica ed estetica sta nel suono puro privo di inutili orpelli musicali, sobrio, frutto di una convivenza di generi sperimentali e fedele a un solco artistico affermato e confermato. Lo scenario ricalca i palchi degli anni ruggenti della musica di questo genere. Le tonalità vanno dal blues rock, di timbro più melodico in alcune sue sfumature, a sperimentazioni sonore più hard, con venature quasi da art rock. La ripetizione di alcune battute testuali è rafforzata nella sua dimensione estetica e contenutistica da refrain in cui si evidenziano strumenti suonati con sicurezza esecutiva. Non sono mancati effetti sonori insoliti, soprattutto verso la fine dell'esibizione del gruppo, con alterazioni ricercate, consapevoli di un'armonia artistica chiara, e il prolungarsi di dettagli musicali particolari tipici di un minimalismo vivo e pieno di dignità. Tutto questo porta ad assaporare la purezza di un genere psichedelico fatto di una ripetitività rumoristica dal grande valore estetico tale per cui si individua il pilastro tecnico compositivo del genere: l'esasperazione ben accolta di effetti sonori ricercati.

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Gruppi Rock, January 2013 (IT)

Psichedelia anni Settanta, Pure British Style, sonorità orientali uniti ad un gusto contemporaneo, sono questi gli elementi perfetti che contraddistinguono The Selfish Cales: gruppo emergente Made in Turin composto dal “clan” Cale, ovvero Gabriel (voce e prima chitarra), Andy (voce e basso), Lawrence (batteria) e Albert (tastierista multiforme che, oltre al classico pianoforte, si applica con destrezza all'organo, mellotron, rhodes). 
Nata nella primavera 2010, la band torinese ha già determinato il proprio concept stilistico che richiama un sound marcatamente psichedelico, misticheggiante e indianeggiante, mescolato a melodie rock-pop provenienti da ambienti UK. La musica dei Selfish Cales, però, non è solo un viaggio vintage nei mitici 60's e 70's. Il loro background musicale infatti è ben percepibile – lo stile floydiano con un pizzico di Genesis, i sessantini The Kinks, l'acustica dei Fab Four, specialmente quella del beatle discreto, George Harrison – ma la particolarità del gruppo rimane quella di saper attingere dal passato per rinnovarlo, successivamente, in un estro dei giorni nostri.
Una grande qualità quest'ultima che si coglie nei due Ep finora rilasciati in download gratuito e totalmente autoprodotti.  Iniziamo dalla seconda produzione con l’ascetica Psychedelic Eyeche propone un viaggio acido, in una sorta di “litania” dove i sensi possono perdersi. State of Etenity poi riconduce ad un’atmosfera malinconica anni Settanta che insieme a Light Worms & Old Dancing Ladies, The Machine e Black & White Rainbow ci trascinano nella ricerca del “nirvana-musicale”: un piacere unico per l’udito, un movimento lento per il corpo e ritornelli che echeggiano per la mente.

Il primo Ep, invece, è più rock, adrenalinico, scattante, esuberante e più energico. Set Us Freestupisce e ammalia, lasciando poi spazio allo struggente “girl why are you screaming?” cantato in Peeping John, alla delicata cover Wait di Rubber Soul dei Beatles (una melodia a dir poco godibile). Si finisce con Keep On, in cui rock britannico richiama alcune sonorità dei Blur e il Britpop dei Franz Ferdinand, e con Imaginary Journey: un’esperienza contemplativa, una meditazione trascendentale … come i Beatles nel 1968 in India, in questo brano i Selfish Cale hanno “incontrato” la spiritualità del Maharishi!

Oltre alle grandi doti musicali (testi e musica proprie, in una perfetta lingua inglese), The Selfish Cales spiccano anche per la loro cura estetica (fattore spesso trascurato dagli emergenti). Il loro polistrumentismo – farcito sia da strumenti “usuali” sia dal sitar indiano, tanpura e da tastiere popolari tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta – aiuta a esprimere le sonorità cercate idealmente, ma agevola pure la comunicazione “nomade” della band, in bilico tra occidente/oriente e tra passato/presente. Il loro aspetto, inoltre, è un tuffo nello Swinging London: foulard a stampa kashmir al collo, occhialini affiorati dalla Beat Generation, capelli e basette che ricordano l'impronta dei primi Rolling Stones, The Troggs e The Byrds. Splendido il video di Psychedelic Eye che ricorda la freschezza dei video Oasis anni Novanta e insegna, al mondo discografico, che per essere un buon prodotto musicale basta la cultura e la creatività. Ottima infine le cover degli Ep, impaginate secondo un glamour acido!

Responso: i quattro Cale hanno ottime potenzialità per affermarsi nel sistema, l'unica perplessità è … la (povera) cultura musicale italiana, su larga scala, accetterà questa band poliedrica? Spero proprio di sì, anzi non vedo l'ora di poter acquistare un loro album!


Voto:  9

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Casa Sanremo, Interview + Live Act, February 2012

Rockit, January 2012 (IT)

I torinesi Selfish Cales sono giovani ed entusiasti. Memori della tradizione psichedelica/garage locale (qualche nome: Fantom’s e Astrali negli anni 60, The Sick Rose e No Strange negli 80) propongono un gradevole secondo EP, dalla copertina ispirata a “Disraeli Gears” (1967) dei Cream. Nessuna traccia di blues, sebbene psichedelico, qui, però: semmai ai Selfish Cales interessano immaginario e clima sonoro di quel periodo in cui il garage rock Sixties si colorava di bagliori acidi. Per cui qui si sentono echi dei primi Pink Floyd di “The Piper at the Gates of Dawn” (in “Light Worms & Old Dancing Ladies”) come brani in puro stile garage come “Psychedelic Eyes”, scelta per il bel video, semplice eppure d’impatto.

 

Ma il biennio 1966/1967 è per forza filtrato dai revival psichedelici posteriori: ecco che l’esempio degli anni 90 si affaccia tanto in “The Machine” e “State of Eternity”, dove la musa ispiratrice sono i Kula Shaker (con tanto di ritmo reggae), quanto nella conclusiva “Black & White Rainbow”, dove è trasparente il modello shoegaze di Ride o Chapterhouse. Proprio “Black & White Rainbow” è di gran lunga il brano migliore dell’EP: è qui che il delirio psichedelico fa il suo dovere, tra cori celesti e chitarre infiammate. A giudicare anche dal video di “Psychedelic Eyes”, i Selfish Cales probabilmente sono un’ottima band live, ma su disco non riescono ancora a rendere la carica aggressiva e il sacro fuoco psichedelico che dovrebbe infiammare ogni loro brano.

 

La molteplicità delle influenze, pur di genere, è senz’altro un tratto positivo, ma deve ancora amalgamarsi in una proposta compiutamente originale, per quanto qua e là la band faccia intravedere la propria personalità. EP consigliato agli amanti del genere, perché indubbiamente gradevole, ma per molteplici motivi ancora lontano dai vertici di altre proposte italiane di ambito psichedelico.

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FNAC Magazine, January 2012 (IT)

Frengers Attack, 2011 (EN)

I would like to introduce "The Selfish Cales”, an unsigned Psychedelic Rock/Pop band from Turin Italy. The band formed in 2010 and composed more than fifteen songs that play in a lot of Turin live clubs. First I saw the video, is so usual, there is nothing special, but in the middle of the songs, they caught me out, The Selfish Cales play some solo part by part, from guitar, bass and drum, in line with psychedelic keyboard sound, They play with great skills and attitude, really mixed and blended with the ambient of the song.

I think they are so genious, The Mars Volta must be their main influencer, they tag as a Psychedelic Rock/Pop band, for me they play more experimental, more than Psychedelic Rock/Pop band.

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Xanax Off, Interview, December 2011 (IT)

Radio TRS (Savigliano, Turin), Interview, December 2011 (IT)

Gru Radio (Turin), Interview, November 2011 (IT)

Rock Shock, October 2011 (IT)

Dopo due EP li aspettiamo al varco con un album intero che dimostri in maniera definitiva la loro maturità.

Attivi da poco più di un anno grazie a una serie di incontri virtuali sul Web, i The Selfish Cales hanno già all’attivo un Ep e un cambio di line-up, prima di arrivare a questo II.

Il sound è chiaramente di stampo psichedelico fine anni ’60, riletto in chiave moderna. State of Eternity sembra la colonna sonora della Londra di quel periodo, con tanto di sitar, ed anche l’impatto acido di Psychedelic Eyes rimarca chiaramente quali sono le intenzioni della band. Di questo brano esiste un gradevole videoclip, che potrete vedere in questa pagina.

I Selfish Cales si dimostrano sicuri e consapevoli del loro sound musicale, senza strafare ma impostando i brani con una meticolosità inserita al punto giusto.

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