"Throw Your Watch To The Water" Era

Rockit, November 2015 (IT)

Trovarsi davanti a sonorità come quelle dei Selfish Cales in Italia è come aver trovato l’Eldorado. Il disco "Throw Your Watch To The Water" è un gioiellino di rock psichedelico che prende spunto molto dalla psichedelia britannica come i primi Pink Floyd e The Animals.

È bene capire che il lavoro della band torinese non è una scopiazzatura ma un vero e proprio progetto autonomo e personale che la band ha messo su ispirandosi a sonorità acide e pop del periodo inglese che va dagli anni ’60 agli anni ’70. Anche la copertina del disco replica onde colorate lisergiche che ricordano quel periodo storico.

I Selfish Cales ci erano già piaciuti in linea generale nei lavori precedenti per questo non ci sorprende la loro buona musica, anzi, sorprende in realtà il fatto che continuino a produrre buoni brani senza ripetersi e senza avere cadute di stile come spesso accade; a differenza dei lavori precedenti nel loro secondo album c’è meno garage e più melodia e psichedelia, con l’implemento di sitar, mellotron, organetti e piani elettrici. Un timone ben diretto quello della band torinese che è riuscito ad arrivare ad un sunto che possiamo definire definitivo e personale. Non ci sono sbavature in nessuno dei pezzi composti e l’esecuzione è buona: ascoltarli dal vivo deve essere una buona esperienza musicale.

Colpisce particolarmente il brano "Soul Mates" ben fatto, pop quanto basta per poter rimanere in testa come una buona compagnia. È un disco pieno di riferimenti al passato ma che non stancano e non sanno di stantìo o di repliche sterili. Per noi sono promossi e possono sicuramente provare strade più impegnative dal punto di vista delle esibizioni live. Palchi grandi per grandi proposte. Sono pronti e non hanno bisogno di nessun suggerimento ulteriore.

http://www.rockit.it/recensione/29087/theselfishcales-throw-your-watch-to-the-water

Sound36, September 2015 (IT)

Uno dei più grandi nemici dell’uomo, nonché il più grande truffatore di tutti i tempi, è il Tempo! Scorre da sempre inesorabile lasciando dietro di sé rimpianti e nostalgie. Regola ogni cosa, ogni azione e quando ci si ferma a pensare… i giorni più belli sono dietro di noi. Concetto che la cultura hippy aveva intuito e che è ben rappresentato nella scena iniziale di Easy Rider quando i protagonisti, poco prima di partire per quel che sarà il loro ultimo viaggio, buttano via il tirannico orologio. Utopia pura!
Pensieri, riflessioni, automatiche empatie scattate, quasi immediatamente, nel momento in cui Simone de La Concertini Di Musica Brutta mi ha proposto l’ascolto di Throw Your Watch To The Water. Sulla copertina del cd campeggia un orologio in fondo al mare insieme al suo carico simbolico e… l’ascolto è stato automatico.
L’album è dei The Selfish Cales, gruppo torinese attivo dal 2010 che, come facilmente si intuisce, ci catapulta nelle atmosfere magiche della psichedelia.
E lo fa nel modo giusto! Il gruppo ricrea le atmosfere, le sonorità ma, allo stesso tempo, le rigenera e più che ascoltare un album uscito nel 2015 si ha la sensazione di ascoltare un lost album di fine anni ’60! Psichedelia, garage, liriche che definirei bozzetti impressionisti ed un sitar ad impreziosire gli arrangiamenti di I believe in magic e Imaginary Journey ci regalano un nostalgico, quanto gradevole, viaggio nel tempo.
Un gioiellino che gli amanti della psichedelia dovrebbero far proprio, nonché un altro bel segnale proveniente dal nostro variegato e affascinante universo underground.
Throw Your Watch To The Water, album uscito lo scorso febbraio, lo potete trovare in free download sulla piattaforma bandcamp, anche se consiglio sempre l’acquisto: se la musica ci piace dobbiamo ricordare che i musicisti non vivono d’aria e arte! Un altro buon motivo per cui suggerisco l’acquisto è il packaging che, in questo caso, è molto elegante e fuori dal comune.

 

http://www.sound36.com/the-selfish-cales-throw-your-watch-to-the-water/

Music Bug, August 2015 (IT)


In questo periodo sto quasi rigettando la musica così detta "Mainstream". Ma non nel senso hipster del termine , non mi sono dato all'indie rock , sto solamente dando una possibilità a tutte le band inedite che incontro sul mio cammino di scribacchino online . E quindi rivolgo i miei ascolti quasi solo esclusivamente a band inedite , tralasciando i dischi che ho letteralmente divorato nel corso degli anni ( e sono tanti , veramente tanti ) . Mi ritrovo ad ascoltare generi che ho sempre messo da parte . La psichedelia non fa certo parte dei miei ascolti abituali , ma questo lavoro mi ha particolarmente colpito . Nonostante una formazione totalmente stravolta rispetto ai lavori precedenti , i nostri anziché arrendersi si reinventano e possibilmente , migliorano il già ottimo sound . Tutto il plot ? buono , non ci sono cali di tensione e la situazione ? sempre lisergica nel modo giusto ( grazie anche alle particolari sonorità dei "resuscitati" sitar e mellotron ) . Nel disco c'? spazio sia per i momenti ragionati , in pieno stile viaggio mentale , sia per un po' di cacofonia che per? non risulta fine a se stessa ma va pi? vista come un "bad trip" ( che fortunatamente , a parte qualche sbronza , non ho mai vissuto ) . Non mi dilunghi in un'analisi di tutti i brani presenti nell'album , mi limite dicendo che ascoltarlo tutto d'un fiato m'ha messo addosso una bella nostalgia . Nostalgia dei bei tempi passati . Tempi che non ho mai vissuto perché non ero ancora nato , ma che hanno donato un lascito non trascurabile con la loro musica . E' bello sapere che ci sono ancora band che propongono un certo tipo di sound , fa bene alle orecchie e allo spirito . E mi ha lasciato sinceramente la voglia di ascoltare per bene anche il loro materiale precedente . P.S - Il disco è confezionato in una maniera secondo me , eccezionale , forse forse un po' troppo delicata , ma veramente carinissima .
 

http://musicbug85.blogspot.it/2015/08/recensione-selfiish-cales-throw-your.html

Extra! Music Magazine, August 2015 (IT)

La storia di questo giovane gruppo inizia nel 2010 in quel di Torino, città musicalmente molto stimolante e prolifica; dopo alcuni EP, il disco d’esordio del 2013 ("Light Worms And Old Dancing Ladies") e diversi cambi di line-up, Gabriel Cale (Gabriele Calegari - voce e batteria) ed Andy Cale (Andrea Bonamigo - chitarra, basso e voce) propongono il loro secondo disco approcciando in chiave moderna la psichedelia degli anni ’60. 
La loro verde età gli permette di accostarsi con piglio giovanile ad un genere che ha già espresso tanto e pur non offrendo nulla di “originale” o di “nuovissimo” con le loro dodici tracce piene di svisate elettriche e conturbanti schitarrate riescono a convincere e a regalare un album che si ascolta con molto piacere dall’inizio alla fine. 
L’origine del nome della band che a tutta prima incuriosisce deriva da una storpiatura di “Calegari” il cognome del batterista fondatore della band; Andy Cale mi confessa che: «Inizialmente avevamo ipotizzato di chiamarci solo “The Cales”, ma abbiamo pensato di rendere un po' piú distinguibile il tutto con un aggettivo e quindi da lí l'aggiunta di Selfish».
“Throw Your Watch to the Water” è imbevuto di sonorità sixties basate su cavalcate elettriche infarcite di controtempi e sinuosi tappeti di mellotron che creano un universo psichedelico ricco di idee ma godibile già dal primo ascolto; ad impreziosire l’opera compare anche il sitar, la sorella indiana della nostrana chitarra, che diventa protagonista in Imaginary Journey riscoprendo la collaborazione beatlesiane con il maestro Ravi Shankar e in I Believe in Magic che fa subito pensare a Govinda dei Kula Shaker. 
Sono presenti anche brani più POP (Some Warm Trails) e tracce ritmate e danzerecce come Soul Mates e Colours of the Mind che istigano a scuotere la testa a tempo. Il disco si chiude con la roboante See Tomorrow's Shores e con il suo giro di basso alla Chris Squire che rappresenta la ciliegina su una torta già di per se golosa.
Per vederli dal vivo, insieme alla neo-ingaggiata bassista Sarah Cale (Sara Gregori) dovremmo attendere l’Autunno: la band è infatti tornata in sala per comporre e registrare il prossimo disco che uscirà presumibilmente nel 2017.

 

http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=16712#sthash.Kvgc7Q3A.dpbs

Music Bug Tv, Interview, July 2015 (IT)

SpaceRockMountain, July 2015 (EN)


Revivalism is still going strong in Italy. Here again we've got an Italian band that'd pass easily for a British or American psychedelic-garage band from late 60s. This might seem vaguely familiar, perhaps because of other fairly recently posted Italian outfits like the Plastic Man, Big Mountain County, and most similarly the Vickers. However, the Selfish Cales aren't mimicking a British accent to the degree the Vickers are. In many ways the sound like a indie pop band from Athens, GA bearing a heavy 60s psych influence, noticeable in the groovy guitar hooks, the most excellent deployment of the organ and use of Eastern sounds not unlike the Beatles. At moments the album features some proto-disco beats, like one of my favorite Beach Boy's albums, Wild Honey. In fact, the whole affair bears some likeness to that fine album, admittedly more fuzzy and bombastic. The Selfish Cales are retro to be sure but it doesn't seem to prevent them from being engaging.

http://spacerockmountain.blogspot.it/2015/06/the-selfish-cales-throw-your-watch-to.html

Music Map, June 2015 (IT)

Attivi dal 2010 e passati attraverso vari cambi di formazione fino a pervenire alla attuale line-up a tre, i torinesi The Selfish Cales propongono in “Throw your watch to the water”, che segue a distanza di due anni il debutto di “Light Worms And Old Dancing Ladies”, una personale ed intrigante rilettura della psichedelia a cavallo tra ’60 e ’70 grazie all’impiego di sonorità vintage e ad un piglio retrò ben sorretto da non comuni doti tecniche. Oscillanti tra suggestioni lisergiche ed accenni di disco-music (“Colours of the mind”, con ammaliante linea funky), sfilano dodici tracce di inclinazione jazzy, digressioni armoniche di matrice pinkfloydiana ed echi bizzarramente (con)fusi di XTC (“Soul mates”), Steely Dan (“Mr Hotpeach”) e progressive edulcorato (“Brighter days”, ma soprattutto l’incedere ritmicamente contorto della title-track), un garbato pastiche concettuale capace di intrecciare Genesis e Jamiroquai (“Some war trails”) con la sorprendente naturalezza e la sfacciata intraprendenza dei mestieranti di lungo corso. Fra sporadici, veniali eccessi (il sitar di “I believe in magic” ed “Imaginary journey”, entrambe arrovellate su intricati groove che ne smorzano gli ardori), quella che freme sotto una patina beatlesiana è una musica elegantemente ostica, ben più complessa e strutturata di quanto le apparenze falsamente accomodanti – in realtà infide – suggeriscano: è un’operazione che difetta forse di un guizzo capace di entusiasmare, di un’idea fondante che ne accresca l’appeal estendendolo oltre i pur raffinati preziosismi formali sui quali è edificata, ma il giovane trio maneggia il giocattolo con la malizia di chi già ne ha intuito le molte possibilità, giocando nel frattempo a sondare vie espressive in costante divenire. Seppure avaro di memorabilia ed incentrato sulla enfatizzazione di una evidente rifinitura maniacale, “Throw your watch to the water” è lavoro certamente lodevole per intenzioni, bella scrittura ed opulenza degli arrangiamenti, opera elaborata che rivela una talentuosa band dalle invidiabili potenzialità. (Manuel Maverna)

 

http://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=4251

Troublezine, June 2015 (IT)

Incalzanti nei loro contraccolpi funky-anni 70 ma anche lisergici, liquidi e visionari come i maestri della popedelia hanno insegnato. I torinesi The Selfish Cales fin dalla copertina ci avvertono che ci sta per tuffare in un mare dove il tempo potrà subire delle variazioni e allora facciamo questo tuffo senza paura, sostenuti dal basso che ci pungola, da un guitar-rock che guarda al passato con grande rispetto e devozione, mentre il piano e l'organo lavorano ai fianchi e creano sospensioni lisergiche. Disco avvincente e ricco di piacevolissime sfumature. (Ricky Brit Pop)

http://www.troublezine.it/columns/20082/recensioni-in-pillole-giugno-2015

Out Of Time, May 2015 (RU)

Мне всегда большей частью нравились молодые группы, держащие за ориентир музыку 60-х... наверное потому что сам оттуда родом. 
Сейчас с нами одна из таких формаций, итальянское гараж-психоделик-трио The SELFISH CALES. Они из Турина, север Италии, возникли в 2010 году, когда на Myspace познакомились "отцы группы" - поющий барабанщик Gabriel Cale (Gabriele Calegari) и не менее поющий басист и гитарист Andy Cale (Andrea Bonamigo). Доукомплектовав состав и порепетировав несколько месяцев, The SELFISH CALES выпустили пару синглов мизернвми тиражами в 100-200 копий, затем - в 2013 году вышел их первый полноценный альбом "Light Worms And Old Dancing Ladies". Всё это время состав "устаканивался", люди уходили, приходили... в октябре того же года произошла последняя на сегодня кадровая перестановка - вместо ушедшего клавишника Альберта Кэйла (Alberto Muraglia) в группу пришла фея бас-гитары Sarah Cale (Sara Gregori). В обновленном составе был записан второй альбом - "Throw Your Watch To The Water", который мы сейчас и попробуем прослушать.
Пластинка вышла в феврале этого года, так что ещё относительно тёпленькая.

http://vk.com/club11737413?w=wall-11737413_23620%2Fall

Shiver Webzine, May 2015 (IT)

Viene da Torino questa creatura di Beatlesiana natura che pare sopravvissuta ai Sixties fino ai giorni nostri, ma sono invece attivi solo dal 2010. I The Selfish Cales sono, infatti, un ottimo combo psych pop che, con tanto mestiere e gusto, traggono il meglio dalla musica degli anni Sessanta e Settanta (pop, psichedelia e progressive) per farne un miscuglio tanto efficace quanto bello da ascoltare. Una bellissima immagine racchiude tutto ciò che suonano i torinesi: sulla loro pagina bandcamp la band è ritratta intorno ad un tavolino sorseggiando un thè all’inglese accompagnato ad un narghilè. Da segnalare, infine, l’incredibile gusto per la melodia in pezzi come“Soul Mates” e “Mr. Hotpeach”.

http://www.shiverwebzine.com/2015/05/20/indieoteque19-recensioni-tascabili/

Switch On Future, May 2015 (IT)

Il gruppo ci accompagna in un viaggio, psichedelico e visionario, tra colpi di chitarra e tastiere. A volte spunta un sitar, e riporta alla mente qualcosa dei Kula Shaker; altre lo sguardo (o l'orecchio, soprattutto) giunge a sonorità brit-rock.
Non so quanti di quelli che ascolteranno questo disco sentiranno riecheggiare lo spirito di "The Piper at the Gates of Dawn" (Pink Floyd), o di Syd Barrett (Syd Barrett). Non conoscendo personalmente il gruppo l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata "quanto dei primi Pink Floyd hanno ascoltato?". Sono la dimostrazione che, sebbene la musica psichedelica abbia ormai compiuto i cinquanta anni, è ancora in forma ed ha ancora tanto da dire. Sulphureous Haze apre il disco ed è un'apertura alla grande. Rispetto ai vari Pink Floyd, Small Faces, ecc... , hanno in più il basso "slappato" che si sarebbe affacciato sulla scena rock solo negli anni '70. Buon ascolto!

http://www.switchonfuture.it/opera.php?id=1290

Off Topic Magazine, April 2015 (IT)

La cosa bella di fare questo lavoro è incontrare persone che riescono a capire i tuoi gusti musicali in fretta, e ti citano dischi che poi, a sentirli, t’interessano e ti piacciono davvero.
Sono una bella scoperta i The Selfish Cales, in realtà già al loro terzo album: Throw Your Watch To The Water.
Psichedelia, garage, brit, mescolati con maestria e con venature sonore che riportano agli anni ’60 e a quel tipo di sperimentazione musicale. Un balzo indietro nel passato, colori sgargianti, immaginari esotici e orientaleggianti.
Un album davvero meritevole: tastiere vintage, batteria e percussioni insistenti, strumenti a corda presenti in gran quantità e un sitar a rendere i suoni lisergici, nel settimo e undicesimo pezzo, rispettivamente I believe in magic e Imaginary Journey.
Si rincorrono, all’interno dell’album, aspetti leggeri, armoniosi e frizzanti, velocità suadenti e vulcaniche, una sensualità che pare provenire da paesi lontani, il tutto composto con originalità ed estrema modernità, quasi come se il salto del passato fosse rivisto alla lente della contemporaneità. E l’effetto è davvero notevole.
Se Sulphureous Haze e Soul Mates hanno alla base percussioni e chitarre, e I believe in magic e Imaginary Journey trovano la loro forza d’essere nella musica suadente del sitar, che si ripropone con audacia e singolarità,Peacock Girl è il punto di svolta, o comunque quella che si differenzia maggiormente dagli altri pezzi per la leggerezza e la morbidezza. Viene qui a mancare la tensione raschiante, per permettere a suoni nuova cedevolezza e fluidità. Resta la mia preferita dell’album, in assoluto, Colours Of The Mind, a mio avviso un vero viaggio musicale e sensibile, trascinante e in qualche modo alienante, una spinta acida mista a tortuosità serpeggianti, ma aggraziate. Delizioso.
Un ottimo, ottimo album per gli amanti della musica psichedelica, soddisfacente e pieno.
Buon ascolto.

 

http://offtopicmagazine.net/2015/04/22/the-selfish-cales-throw-your-watch-to-the-water-autoproduzione-2014/

Distorsioni, April 2015 (IT)

“Throw your watch to the water” è il terzo album dei torinesi The Selfish Cales, pubblicato dopo “Light Worms And Old Dancing Ladies” del 2013 e “The Selfish Cales II”risalente al 2011. Laband, formatada Gabriel Cale (Gabriele Calegari) alla voce, batteria, sitar e mellotron, da Andy Cale (Andrea Bonamigo) alla voce, chitarra e basso e da Sarah Cale (Sara Gregori) al basso, è la dimostrazione di come la psichedelia riesca ancora ad affascinare le nuove generazioni con il suo caleidoscopio di vibrazioni lisergiche. The Selfish Cales attingono all'estetica ed all'immaginario sixties, declamando una nobile discendenza di ispirazione che rimanda all'ascolto di dischi come “Forever Changes” dei Love, “Piper at the Gates of Dawn” dei Pink Floyd e “Odgen's Gone Flake” degli Small Faces, solo per citarne alcuni. I Nostri sono bravi nel declinare un pop guitar oriented ben scritto ed arrangiato, congegnando soluzioni armoniche per nulla banali. L'apertura dell'album è affidata a Sulphureous Haze, uno dei pezzi più dinamici ed efficaci del lotto, che detta le coordinate di quello che sarà il viaggio, a cui segue il funky solare di Soul Mates. Le potenzialità della band si riscontrano tutte in Peacock Girl, in cui i Nostri riescono a tirare fuori elementi di maggiore originalità, insieme a Brighter Days e all'omonima Throw your watch to the water, con una chitarra che esplode in una lunga e potente coda strumentale. Da segnalare i profumi orientali della beatlesiana I Believe in Magicche richiama l'affascinante circolarità monocorde della celeberrima Tomorrow Never Knows,grazie anche all'uso del sitar. La sensazione complessiva è quella di un album meno immediato di quanto si possa credere, in grado di crescere a patto che gli si riconosca il tempo necessario di una frequentazione più approfondita che consentirà all'ascoltatore di cogliere i dettagli meno evidenti. A prescindere da un paio di brani che non aggiungono null'altro alla tracklist, Throw your watch to the water è un disco senza dubbio valido che riesce a guardare al passato, rimanendo con i piedi ben saldi nel presente.

Giuseppe Rapisarda

http://www.distorsioni.net/rubriche/fermoposta/fermoposta-it/throw-your-watch-to-the-water

Tempi Dispari, April 2015 (IT)


Nel 2015 qualcuno potrebbe storcere un po’ il naso ad ascoltare questo tipo di sonorità, molto probabilmente non si è più avvezzi o abituati a del materiale così “vintage” ma forse è proprio questo il fascino dell’ultimo lavoro deiThe Selfish Cales: Throw your watch to the water.

Terzo album autoprodotto della band torinese, si presenta come un salto nel tempo ovviamente a ritroso. Un viaggio tra la psichedelia ed atmosfere ben ricercate, suoni curati nei minimi dettagli.

Interessante la linea del basso, specie in alcuni momenti dove la batteria diventa ossessiva e ridondante. La parte ritmica riesce a creare un percorso sonoro coadiuvato dalle chitarre che a loro volta danno la possibilità alla voce di scivolare tra le note di tastiere ed organi. Le voci, forse non fruibili o apprezzabili già al primo ascolto, divengono piacevoli quando si riesce a seguirle e rincorrerle. Forse in alcuni momenti sembrano avventurarsi troppo in giochi canori che le fanno smarrire la strada.

Notevoli alcune scelte sonore che lambiscono atmosfere funk. Piacevoli le svolte orientaleggianti con l’utilizzo di strumenti etnici come il sitar e voci ovattate che si perdono nell’aria.
Il lavoro nella sua totalità è ben fatto con forte richiamo a determinati periodi storici, la cura con la quale è stato realizzato e la scelta azzeccata di strumenti e di sonorità lo rende sostanzialmente apprezzabile all’ascolto.

Pietro Cerquatti

http://www.tempi-dispari.it/2015/04/22/selfish-cales-throw-watch-water-un-balzo-spazio-temporale/

TuttoRock, April 2015 (IT)

I The Selfish Cales arrivano da Torino e sono carichi di psichedelia e garage. Con questo terzo disco (dopo “Light Worms And Old Dancing Ladies” del 2013 e “The Selfish Cales II” del 2011) si rinnovano nella line-up e per certi aspetti anche nelle sonorità. Tenendo vivi sempre i richiami ad un certo tipo di psichedelia e di brit-rock, spinti da miriadi di tastiere vintage e da una forte presenza di strumenti a corde tra cui spunta anche un sitar, arrivano a strizzare l’occhio addirittura al funk. Ora si presentano con questo Throw your watch to the water.

Sulphureous haze sprizza lisergia  antica, suoni antichi riporati ad oggi, sono invece tamburi che rullano ad aprire  Soul Mates, poi backvocals si introducono ad arricchire il tutto mentre le chitarre tracciano bei corridoi per il vocalist. Molto piacevole Peacock girl,  leggera e frizzante, segue una Brighter days decisamente acida, coinvolgente con la sua abrasività. Throw your watch to the water inizia piano, sembra quasi una ballad od uno slow, poi prende veloce e finisce in bellezza tra tripudi di piatti e chitarre. Seguono una serie di brani decisamente ben fatti e piacevoli, I believe in magicrichiama suoni orientali, il sitar ridondante è sorprendente per come si intreccia. Affascinante e suadente Empathy, leggermente sottotono Imaginary journey, ma si chiude alla grande con una lisergica e pulsante See tomorrow shores.

Una piacevole sorpresa questo gruppo, psichedelia rock ben fatta, strumenti piazzati come si deve, un inconsueto sitar a frappeggiare alternandosi nelle trame, una bel cantato. Magari manca una hit-radio,  ma la qualità media è molto buona con un paio di pezzi di spicco. Decisamente merita l’ascolto.

MAURIZIO DONINI

Voto 7/10

http://www.tuttorock.net/recensioni/the-selfish-cales-throw-your-watch-to-the-water

Bliss Aquamarine, April 2015

Second album from this paisley-clad Italian band, with artwork to match their shirts. They play an accomplished and ambitious variety of melodic psychedelia, crossing over on occasions into mod, sunshine pop, and prog. Sulphureous Haze recalls psychedelic-era Beatles at times, but harder-edged, and with enough Hammond organ to keep the mods happy. Peacock Girl combines a smooth, film soundtrack-esque atmosphere with hazy, laid-back psych-rock. Colours of the Mind has a polished, 1970s-ish laid-back rock sound, whilst "ba-ba-ba-dee-da" backing vocals, Rhodes piano, and Latin American style rhythms add a sunshine pop touch. Empathy is another track with a sophisticated 1970s rock flavour, quite proggy in places. Some Warm Trails returns to the sunshine pop style, incorporating aspects of bossa nova and soaring wordless backing vocals. Imaginary Journey is one of the most psychedelic tracks here, with drawn-out vocals, lashings of sitar, and woozy effects. In the most part, this doesn't sound like an underground album. The Selfish Cales have the sort of commercial but credible sound that comes across like some classic rock band from the late 1960s or early 1970s. The album will no doubt appeal to anyone who digs the more polished side of vintage psychedelia. 

http://www.blissaquamarine.net/albumreviews29.html

"A Busta Chiusa" @ Susa Onda Radio, Interview, March 2015

Radio Basse Frequenze, March 2015 (IT)


Throw Your Watch To The Water sembra un disco trovato per caso nel garage di papà o a un mercatino del vintage, un cimelio di  fine anni '60 che conserva tutte le sonorità psichedeliche di quegli anni. Il nuovo lavoro dei Cale – questo il "cognome d'arte" di Gabriele, Andrea e Sara – è infatti il frutto di un'accurata ricerca nei suoni originali, rispolverati dallo spettro bohémien delle grandi band dell'epoca, come i Jefferson Airplane o i Kaleidoscope (la cui influenza è ben evidente).
Il disco parte a gran ritmo con le prime due tracce, Sulphureous Haze e Soul Mates, in cui la batteria è suonata con grande energia in alcuni punti, per assentarsi invece nei momenti più lenti e visionari. Non mancano però atmosfere dai toni più smorzati, come Peacock Girl o Mr. Hotpeach, senza perdere in attrattiva. 

Il vero protagonista è tuttavia il sitar, strumento tradizionale indiano caratteristico del genere raga rock lanciato dai The Byrds nell'album Fifth Dimension del '66. L'introduzione di tale strumento a corde da parte del gruppo californiano, capace di toccare i tasti dell'anima (cioè della psiche), è stata rivoluzionaria all'interno dello psych-rock. La scelta del trio di adottarlo in I Believe In Magic e Imaginary Journey regala ulteriori sfumature al sound, dall'effetto stupefacente: non a caso gli stessi titoli dei due brani fanno riferimento al magico e all'immaginario.
Dopo aver apprezzato interamente quel disco vintage ritrovato in Throw Your Watch To The Water, si capisce come in realtà questo progetto sia molto di più di un semplice viaggio nel passato, ovvero una miscela di ottimi ingredienti fatta con grande personalità.

 

http://radiobassefrequenze.blogspot.it/2015/02/throw-your-watch.html

Traks, February 2015 (IT)

La band (che con i Ramones condivide il fatto di aver adottato lo stesso cognome fittizio, Cale appunto, per tutti i componenti della band, e nient'altro) si inoltra per i sentieri della psichedelia, ma dentro la scatola magica si possono trovare giocattoli di molti colori e dodici tracce dai sapori molto differenti.

Belli carburati, i ragazzi partono subito all'attacco con l'energica Sulphureous Haze, con un sound brillante e piuttosto calato nei luccicanti 60s, con una veloce chitarra a duellare con il Fender Rhodes.

Batteria e colpi di tosse ad accendere le polveri di Soul Mates, sfiorata da qualche pensiero e toccata da un groove molto potente e vivacissimo.

Più pensosa l'atmosfera di Peacock Girl, con un tessuto sonoro comunque piuttosto elaborato. Brighter Days fa uso di archi e di atmosfere orchestrali per allargare ulteriormente le prospettive, pur senza perdere in impeto.

La title track Throw your watch to the water evidenzia la voglia di aumentare i giri del motore, senza però perdere di vista il tocco che fin qui ha caratterizzato il sound della band.

Colours of the Mind procede a ritmi accelerati, spesso sul filo del soul, con un coretto leggermente Earth, Wind & Fire a completare il discorso.

I Believe in Magic parte di sitar e ci fa capire che arriva un momento, nella vita di una band di tendenze psichedeliche, in cui bisogna fare i bagagli e incontrare le proprie radici indiane.

Mr. Hotpeach inserisce un momento di calma in un lp per lo più piuttosto agitato, con le note di pianoforte a fare da preludio a una scalata psichedelica successiva.

Empathy prova a mescolare ancora le carte, con una tendenza cosmica frenata da una sezione ritmica piuttosto robusta e ancorata a terra.

Imaginary Journey ci porta brevemente di nuovo in terra d'Oriente, con un trip piuttosto rapido, ancora sulle piste di svariate band Sixties e Seventies approdate all'India, ma non si sa se alla saggezza.

Si direbbe di no, visto che See Tomorrow's Shores, che segue e chiude l'album, non sembra una canzone da chi è pervenuto al Nirvana, ma piuttosto da chi abbia ancora la voglia e la forza di divertirsi, magari seguendo il decollo della chitarra elettrica. Qualche traccia di progressive in una specie di suite cosmica senza eccessi.

Il disco convince e tocca le corde giuste, apre prospettive davvero interessanti e sorprende per la cura del dettaglio sonoro e per il fatto che non si limita a replicare il sound di un genere ben preciso, ma piuttosto agita e mescola, servendo una miscela del tutto personale.

http://musictraks.com/2015/02/23/anteprima-streaming-throw-your-watch-to-the-water-the-selfish-cales-traks/ 

Interview @ Traks, February 2015 (IT)

Li abbiamo avuti in anteprima assoluta, e soltanto qui, fino all’uscita ufficiale del disco, si può ascoltare il loro Throw Your Watch To The Water (qui la recensione): stiamo parlando di The Selfish Cales, che abbiamo intervistato.

 

Questo è il vostro secondo lp ma per certi versi è un nuovo inizio: potete riassumere la vostra storia fin qui?

Andy - Si, possiamo proprio parlare di un nuovo inizio: subito dopo il rilascio del primo LP (“Light Worms And Old Dancing Ladies”) siamo andati incontro a un mutamento pressochè totale della line up.

Rappresentativo di ciò, ancor più del turn over di componenti conclusosi l’estate scorsa con l’arrivo di Sarah, è stato anche lo stravolgimento dei ruoli interni: Gabriel da chitarra/voce dei Cales è passato alla batteria e cori, nostalgico d’un lungo passato come batterista in precedenti progetti, e il sottoscritto è passato dal basso a chitarra e voce.

Possiamo riassumere questi cinque anni dalla nascita del progetto in due ep, due lp e una cinquantina di live, la maggior parte entro i confini della nostra provincia e per i quali contiamo di dare un più ampio respiro al di fuori dei confini regionali.

Tanti aneddoti e tante esperienze, ma ancor più ambizioni e propositi per gli anni a venire.

Sarah - E aggiungo che entrare nei Cales per me è stato un Evento, sì, di quelli che assolutamente meritano la “E” maiuscola.

Prima di subentrare al basso ero già una grande fan dei Cales; quando Andy mi ha proposto la mia reazione è stata di puro sbigottimento: “Ma chi, io?! Ma davvero?”

A volte stento a crederci ancor ora, nonostante siano passati mesi dalle prime prove in sala.

 

Qual è stato l’approccio alle lavorazioni di “Throw Your Watch To The Water”?

Andy – Potrei dire “lo stesso di sempre”! E’ un disco che molto si diversifica da tutta la nostra discografia, ma coerente nello spirito a una fedele linea comunicante che ci caratterizza da sempre: la totale autoproduzione.

Di necessità, col tempo, abbiam fatto nel nostro piccolo virtù ; la maturità compositiva è proseguita a pari passo di un uso più consapevole delle tecniche di registrazione e produzione, fino ad arrivare a un equilibrio dal quale possiamo dirci soddisfatti e appagati.

Certo: tirare su un piccolo studio di registrazione non è una di quelle cose che consegui dall’oggi al domani, sia come budget che come competenze, ma la motivazione e il senso di padronanza che porta alla propria musica è di valore inestimabile. E’ un percorso che non finisce mai, e l’entusiasmo di fondo sta specialmente in questo.

Nella storia degli ultimi decenni ci son troppe storie di frustrazione tra band e produttori, e la profonda crisi che c’è nel settore da inizio millennio non permette nemmeno più di ambire a quel tipo di frustrazioni o compromessi.

 

Mi sembra che tra le idee base del disco ci sia anche quella di variare molto le atmosfere da una traccia all’altra. Qual è il vostro processo di lavorazione standard?

Andy - “Nulla si crea, nulla di distrugge, tutto si trasforma”: mi ritengo ascoltatore ancor prima che musicista, e le composizioni rispondono in modo molto implicito a quello che sono gli input che in quel momento vivo da ascoltatore. Chi pensa di aver perso la “vena compositiva”, paraculata per antonomasia, forse non si può dire un grande ascoltatore.

C’è sempre alla base un processo di assimilazione e reintepretazione, da cui far emergere il più possibile sé stessi per tenersi il più possibile lontani dai manierismi.

Nel nostro caso la psichedelia, intesa come contesto musicale e anche come estetica, fa da confine concettuale ben definito. E meno male direi: in queste ultime settimane sto ascoltando un fottìo di Black Metal e c’è rischio che i Drudkh mi lascino qualcosa per un terzo dischino.

Sarah – E non solo i Drudkh, Andy, mi aspetto anche un pizzico di Nokturnal Mortuum!

 

Ci sono sapori d’Oriente in alcune vostre canzoni: si tratta di un’affinità psichedelica, di una scusa per usare il sitar oppure siete veramente influenzati dalle discipline di origine indiana?

Andy – Ironia della sorte, i due brani col Sitar (Imaginary Journey, I Believe In Magic) sono i due brani di più datata composizione presente nel dischino. Il sitar ha caratterizzato anche molti dei nostri live, ed è forse l’unico aspetto di questo disco che si congiunge più ampiamente col nostro passato.

E’ partito da un’ affinità di Gabriel che, come me, ha avuto dai Beatles una delle più grandi lezioni del suo percorso musicale. Sarò dissacrante, ma il Sitar è una bella gatta da pelare: puoi suonare solo in Do Diesis, a meno che uno voglia preventivare cinque minuti di accordatura tra un brano e l’altro!

 

Di che cosa trattano e come nascono i vostri testi?

Andy – Se dovessi metterli a bilancia, posso dirti che do’ un 70/80% di priorità del brano all’aspetto musicale (sopratutto armonico) e per un rimanente ai testi.

I nostri testi tendono all’astratto e all’immaginifico, d’impronta ben più estetica che concettuale; nasce da una mia personale propensione alla musica come messaggio il più possibile universale, e in questo senso mi colloco agli antipodi da un approccio cantautoriale. Questione di priorità!

 

Vorrei sapere come nasce “See Tomorrow’s Shores”.

Andy – “See Tomorrow’s Shores” nasce da quello spirito Progressive che ha iniziato a prender piede nelle nostre composizioni, e di cui questo disco ha iniziato a farsi a tratti portavoce.

Ci piace pensare a ulteriori venature Progressive in composizioni future, pur mantenendo una certa linearità emotiva dei brani che abbiamo conquistato sopratutto con questo disco.

Sin dalla sua genesi mi resi conto del suo perfetto ruolo da ending track, e cela un messaggio ben poco subliminale: l’outro è una nostra citazione a Starship Trooper degli Yes, citazionismo che ultimamente fu colto live da qualche ascoltatore con nostro sommo gaudio :3

Yes gruppo della vita, del resto.

 

Mi incuriosisce anche la title track, “Throw Your Watch To The Water”: qual è la sua genesi?

Andy - Paradossalmente, è nato prima il titolo che il brano in sé. L’anno scorso eravamo dietro alle riprese per il video di Black Opal (da “Light Worms”), e Gabriel rimase flashato da una pellicola surrealista incrociata per puro caso su Rete 4: “Getta il tuo orologio nell’acqua” di Josè Val Del Omar, del quale sono presenti alcuni spezzoni nel videoclip.

Il titolo e i testi si sono poi sposati alla perfezione con quel tappeto armonico ispirato da un altro dei nostri più grandi amori, gli Electric Light Orchestra. E’ un brano che nella sua forma finale mi ha stregato, a livelli esistenziali: se per qualche disgrazia dovessimo essere ricordati per un solo brano, Throw Your Watch To The Water dovrà essere quel brano.

 

Nelle influenze che citate ci sono gruppi dei 60s come i Kinks ma anche fenomeni più recenti come i Kula Shaker: chi altri mettereste in una vostra playlist ideale?

Andy – Ahi ahi, rischio di essere più prolisso di quanto non lo sia stato finora! Personalmente ho un approccio alla musica molto storicista, tendo a catalogare a livelli autistici dall’Hard Bop fino al Djent.

Come dicevo prima, per prevenire un’ entropia assoluta ci muoviamo entro la Psichedelia e derivati come confini concettuali, e nemmeno questo basterebbe per rispondere sinteticamente.

E allora sai cosa faccio? Rimando a una sezione del nostro sito creata ad hoc qualche tempo fa, una lista di dischi che più tra gli altri rappresentano quel mondo che abbiamo creato nei Cales e di cui vi consiglio vivamente gli ascolti:http://www.theselfishcales.com/biography/influences/

Sarah – In effetti credo che una peculiarità dei Cales sia il fatto che tutti noi possiamo vantare ascolti decisamente eterogenei senza che questi influiscano necessariamente, sconvolgendo la matrice, come la si può considerare, psichedelica.

Io, per esempio, mi porto dietro gli strascichi di un’adolescenza da “darkettona”, e non nego che ancora a oggi mi capita di fare delle enormi scorpacciate di New Wave, Darkwave e Industrial Metal per dar credito ai ricordi; quindi sì, di soppiatto infilerei sicuramente qualche album a tema nella mia playlist ideale.

Ma è anche vero che poi ci pensano sempre gli Yes, a riportarmi sulla retta via. Anche perché, come d’altronde ha già detto Andy, Yes gruppo della vita.

 

Dal vivo vi schiererete in versione power trio oppure vi farete aiutare da qualcuno?

Andy – Il power Trio, logisticamente parlando, è una pacchia. C’è chi potrebbe chiedersi fino a che punto si possa rinunciare alla massiccia presenza di tastiere nei nostri brani, dilemma abbastanza lecito, ma possiamo dirci piuttosto soddisfatti di quanto riscontrato in 8 live come Power Trio.

In particolare, va rapportato al tipo di palco con cui hai a che fare: molti di voi sapranno quanto è frequente per un gruppo emergente imbattersi in palchi piccoli con backline di modesta portata, e quanto questi allestimenti siano debilitanti per formazioni più espanse con più strumenti da far uscire nel muro sonoro.

In questo caso il power trio ne esce più pulito nei suoni, e con una dinamica più incalzante per il live medio-piccolo.

Una cosa è certa, a ogni modo: se i palchi inizieranno a farsi più grossi in pianta stabile be’, non ci faremo certo trovare impreparati!

 

http://musictraks.com/2015/02/27/lintervista-the-selfish-cales/

Interview, June 2014 (IT)

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